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Italia e Spagna turismo a confronto

Italia e Spagna turismo a confronto

Se pensiamo alle nazioni a noi culturalmente e geografiche vicine, la Francia è l’antagonista per
eccellenza, al contrario se diciamo Spagna ne siamo tutti più innamorati: le spiagge, le città, il
calcio, il cibo tutto ci fa venir voglia di trasferisci.

Negli ultimi anni la Spagna vanta record su record, con cinque anni di crescita sempre più positiva fino a raggiungere nel 2017 la seconda posizione con 82 milioni di arrivi dietro solo agli Stati Uniti.

I turisti stranieri hanno speso 87 miliardi di euro in Spagna, il 12,4% in più rispetto all’anno precedente.

E l’Italia? Il Bel Paese è lontano da questi dati, pur dimostrando un tasso di crescita nell’ultimo biennio, si trova a registrare poco più di 50 milioni di arrivi nel 2017.

Sicuramente le leggi spagnole fanno da padrone in questo scenario agevolando, e non di poco, l’economia del Paese con normative più semplici da attuare.

D’altro canto però quelle stesse aziende alberghiere agevolate da tali leggi (NH, Melia, Ac hotels, Barcelo, Eurostars, …) sono le stesse che comunque hanno grandi hotels in Italia e danno lavoro a molti addetti nel nostro Paese,. A questi si vanno ad aggiungere poi i vari wholesalers, le otas e le compagnie aeree che hanno fatto ingenti investimenti sul territorio nazionale.

I fattori di crescita e sviluppo però non possono solo limitarsi al lato normativo, ma vanno ricercati in altre e determinanti attività, in primis la forte promozione turistica a livello globale del Paese e il posizionamento delle principali loro destinazioni (Madrid e Barcellona in primis) non solo come destinazioni leisure, ma come poli di attività congressuale che garantiscono una destagionalizazzione molto ampia.

Lo Stato infatti investe direttamente e indirettamente molto in termini pubblicitari, l’ultima campagna vede protagonisti volti noti dello sport e del cinema che valorizzano le loro terre. A questo sicuramente si aggiunge l’attività privata nelle varie forme citate sopra, che fanno anche del saving costs un loro punto forte e che porta il guadagno generato ad essere reinvestito nell’acquisizione di nuove strutture.

Dal nostro lato sicuramente però c’è da dire che abbiamo delle eccellenze e degli elementi che ci portano ad essere superiori a quanto loro offrono, il nostro patrimonio artistico e naturale e l’enogastronomia non hanno nulla da meno di quelle spagnole.

Però non si può vivere o cullarsi di quanto sopra esposto vivendo di rendita di quanto noi riusciamo ad offrire, bisogna sicuramente anche agire.

Malgrado cosi simili i 2 Paesi, si parla anche di 2 piani di turismo differente: di massa quello spagnolo e più elitario il nostro.

Sicuramente infatti agire sulla leva qualità in Italia e no quella di quantità porterebbe ad una selezione del tipo di turista, e dall’altro lato ad uno stesso guadagno con molti costi in meno per l’economia e l’ambiente.

Articolo a cura del Dott. Milena Alberti Responsabile Commerciale

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